lunedì 28 febbraio 2011

Le tout-sachant (aspetta la sua musica se qualcuno si vorrà cimentare)

LE TOUT- SAchant





Je sais des choses
des choses qu'il faut pas dire
je sais beaucoup de choses
qui ne me font dormir
Je sais des choses
des choses qu'il faut pas dire
je sais toute sorte de choses
des choses de prophéties
des choses secrètes
des choses indiscrètes
des choses analphabètes
des choses anonymes.
Des choses coquettes
des choses sucettes
des choses croquettes
des choses hors de loi.

Je sais des choses
des choses qu'il faut pas dire
moi je les sais
je n' peux pas les écrire.
Vous qui me croyez, vous qui me croyez
Faites moi les chanter quelque part.
Faites moi les crier quelque part.
ça fut le jour de la première fleur
qu'ils m'ont tué, parce que je savais.
Mais même si je meurs même si je meurs
donnez-moi des choses, des choses de rien.
Si tu sais ce que je ne sais pas
ma chère petite viens dans mes bras
viens dans mes bras
viens dans mes bras
ma chère petite
viens dans mes bras
et moi je dirais:
Donne-moi tes choses
donne-moi tes choses
il faut pas savoir
il faut pas savoir.

Novi pensieri

Mi avvicino alla finestra che mi piace lasciare un po' aperta, annuso un odore di cipolla soffritta che viene da chissà quale casa del vicinato, danzo con una canzone di ornella vanoni scoperta da poco, e mi dondolo leggermente, sul tavolo le mie partite di scacchi spiegazzate, il ritratto di signora di James al centro, Pascal e Heine in un lato. Una busta trasparente con dei biscotti dentro, per terra il mio accordéon. L'aria si fa più fredda, la cipolla non si sente più, la canzone si sfuma, mi preparo l'henné da mettere nei capelli.

domenica 27 febbraio 2011

Quanta angustia e solitudine quanto spreco fare avventure e non poterle raccontare a nessuno
Ascolto una musica la più dolce che ci sia
ma non basta
il mio cuore sembra andato via.
Vorrei tanto che qualcuno lo cantasse ad al alta voce
Ma la sola voce assurda è una chitarra.
Come nelle più antiche tradizioni di soli
Sfuggo a un benevolo universo
Mangiando cose dolci un po' ammuffite.
Assopite questo mio sfogo
assopite pure il dialogo
assopite le vostre storie allegre
assopite le stelle se le vedete
assopite le nuvole
assopite le pareti rosse della botte
e datemi solo il pigiama caldo dell'abitudine.

la mia religione

Alcuni in Vietnam

Venerano Victor Hugo come loro dio.


giuro.

sabato 26 febbraio 2011

me

Un giorno vedranno
la mia scarsa pretesa
e mi seppelliranno
una mano sul cuore
pur se o proprio perché
Nella vita faceva altro
ma era solo per tormentarsi
e per passare il tempo.

Ho delle idee
delle piccole idee che esplodono
così velocemente che s'odono
dei piccoli schiocchi e maree
ritornano, gorgogliano
più niente, come un mostro marino inventato

Ho difetti,
Che danno spaventosi effetti
In fondo il mio temperamento
non è tanto diverso dal vento
e la mia sacrosanta pazienza
è l'unica intelligenza.

Ho sogni
che spero non imploderanno
ma alla fine si risolveranno
in uno: continuare me stessa.

Poi quando sarò vecchia, se
sarò vecchia, allora il mio sogno
sarà solo morire, et voilà.

Era dicembre e faceva freddo ma...

L'interpretazione dell'attore

L'interpretazione dell'attore non deve interrompere la visione d'insieme, ed è quello che possiamo chiamare immedesimazione. Cioè quando lo spettatore si immagina le azioni della scena come azioni reali.
Quali sono le interruzioni in questo caso? è importante farle notare, renderle presenti? Tutto resterebbe piacevole, ma in modo diverso. Solo un pinocchio potrebbe non apprezzare il grillo parlante.

Su Dante, le note, Pascal e qualcos'altro

Spesso rifletto sulla lettura ad alta voce, diversa da quella nella propria testa. Tutte le edizioni ci hanno sempre assillato di note ma trovo spesso che, quando si percepisce una figura, in Dante, per esempio, anche uscendo dalla Storia, dal folklore, dal presente dell'opera, possiamo capire un ammasso di cose, ognuno al suo livello, certo.
Il difetto è che quasi sempre quest'ammasso di cose è, come dice la parola ammasso, così tanto unito in una parola, così tanto riassunto, che non si può dire ordinato, né vicino alla natura e quindi alla nostra sensibilità. è vago ed è ingiusto dire che il vago è poetico. Il poetico non è così vago, ma spesso, come la natura, struttura ogni cosa in sé perfetta, per creare qualcosa di bello nell'insieme.
Un altro difetto è che nessuno percepirà mai quello che tu hai percepito, perché dovresti spiegarglielo con delle parole, ma anche se spiegato, dalla sua visione delle cose non capirebbe. La retorica certo fa sì che la persona con cui si dialoga veda non l'errore nel suo modo di vedere, ma una limitazione, che può essere espansa a piacere.
Ma non è detto che io, essendo uno spirito più sensibile, più fino, come diceva Pascal, possa allargare il pensiero del mio interlocutore come allargo il mio proprio pensiero.
Sarebbe impossibile cambiare l'acqua di un fiume trasportandone un po' da una sorgente all'altra.
Al contrario un curatore che attraverso le note ci costringe in un luogo più limitato spesso ci impedisce la visione d'insieme, per non dire che tormenta la nostra lettura.
Così a scuola siamo sempre stati abituati a questa lettura geometrica, frammentaria, tanto da dire che questa è la lettura umana.
Ma se nella loro testa i poeti concepiscono il tutto non è perché sono sovrumani, ma semplicemente perché il loro non è un pensiero abitudinario, esiste questa unità dell'autore, che non arriva quasi mai al lettore, a causa della lettura. Ma ad alta voce si rischia di collassare questo interessante processo.



In un discorso orale si ha l'impressione di quell'uomo che ha detto tutto e continua ancora a parlare, nel discorso scritto si ha l'impressione che tutto non sia ancora stato detto, che lo scrittore è il protagonista di una novità, il lettore passivo spettatore curioso.
Questa curiosità è la malattia dell'uomo, quella che diceva Pascal: "la maladie principale de l'homme est la curiosité inquiète des choses qu'il ne peut savoir."
Mi viene rabbia quando capisco che il discorso di un bel libro ha termine, mentre una bella conversazione non ha termine se non per stanchezza, e indisposizione fisica.
Il libro di ciascun essere umano dovrebbe essere lungo all'infinito quanto la sua vita, e con abbastanza note per essere infine buttato e superato da quelli che vengono dopo.

venerdì 25 febbraio 2011

Mattina (2 + 2 = 5. Radiohead)

Are you such a dreamer
To put the world to rights
I'll stay home forever
Where two and two always makes a five
I'll lay down the tracks
Sandbag and hide
January has April showers
And two and two always makes a five
It's the devil's way now
There is no way out
You can scream and you can shout
It is too late now
Because you're not there
Payin' attention
Payin' attention
Payin' attention
Payin' attention
yeah I feel it, I needed attention
Payin' attention
Payin' attention
Payin' attention
Yeah I need it, I needed attention
I needed attention
I needed attention
I needed attention
Yeah I love it, the attention
Payin' attention
Payin' attention
Payin' attention
Soon oh
I try to sing along
But the music's all wrong
Cos I'm not
Cos I'm not
I'll swallow up flies?
Back and hide
But I'm not
Oh hail to the thief
Oh hail to the thief
But I'm not
But I'm not
But I'm not
But I'm not
Don't question my authority or put me in the box
Cos I'm not
Cos I'm not
Oh go up to the king, and the sky is falling in
But it's not
But it's not
Maybe not
Maybe not

giovedì 24 febbraio 2011

Una modesta traduzione della canzone qui sotto

On n'est pas là pour se faire engueuler (Boris Vian) trad. Elisa Della Martire


Mi svegliai come una freccia e chiamai
La mia cara mogliettina e gridai:
« è mattina, non lo vedi, alzati!
Che il gran giorno è arrivato. »

Senza altra smanceria ci affrettammo
Per vedere il re passare quell'anno
Ma un agente s'interponeva, col manganello, allora, ho detto:

« Non siamo qui per sentire scenate
siamo qui per veder le sfilate
Non siamo qui per le manganellate
siamo qui per veder le sfilate

Se tutti fossero restati a casa
La repubblica ne gioverebbe.
E allora caro, si sposterebbe?

Sennò lo giuro alla prossima il re
Può sfilare senza di me. »

Per la festa di totò il mio compare
L'ho invitato in un bar del lungomare
Dove servono il Lambrusco d'annata
Proprio un bel beverone.
Siamo usciti per passar la nottata
Ma non avevo previsto l'arrivo
a casa con mia moglie e'l suo mattarello

Allora, ho detto:
« Non siamo qui per sentire scenate
Siamo qui per un poker non-stop
Non siamo qui per le mattarellate
Siamo qui per la festa a Totò.

Se si restasse per sempre da soli
Tutto il tempo da soli, che noia!

Apri la porta e porta i bicchieri!

Non ti ostinare o alla prossima beh
Puoi sgolarti senza di me.»

Ma mia moglie quella volta ha picchiato
così forte che pure il vicinato
Mi ha sentito mentre son trapassato
Dritto da ser S.Pietro

Prima è entrato qualche privilegiato
ma al mio turno devo avere esalato
l'ultimo alito di vino S. Piero
è sbottato.
Allora, ho detto:
« Non sono qui per sentire scenate
Sono qui per provare le aluccie
Non sono qui perché voi mi cacciate
Sono morto, un bel riso mi sfugge.
Se gli ubriachi li cacciate con me
Non deve più restarvi granché.

Saluti io, vi lascio qui...»
Sono disceso da Satana e là
Ci vivevo come un pascià

Ciò prova che al momento
Se sai farti sentire
Ci puoi riuscire
a rimanere
contento un po'!

martedì 22 febbraio 2011

On n'est pas là pour se faire engueuler - Boris Vian

Qualsiasi cosa, alla fine c'è sempre la soluzione di Boris Vian..

Che scriveva opere in inglese per poterle tradurre. E che non dormiva che cinque ore a notte perché temeva nel sonno la morte, e che rispondeva al telefono scrivendo con la mano destra una canzone, con la sinistra una traduzione...

mercoledì 16 febbraio 2011

mercoledì 9 febbraio 2011

Poppies in July (Sylvia Plath) uno studio

Little poppies, little hell flames,
Do you do no harm?
You flicker. I cannot touch you.
I put my hands among the flames. Nothing burns
And it exhausts me to watch you
Flickering like that, wrinkly and clear red, like the skin of a mouth.
A mouth just bloodied.
Little bloody skirts!
There are fumes that I cannot touch.
Where are your opiates, your nauseous capsules?
If I could bleed, or sleep!-
If my mouth could marry a hurt like that!
Or your liquors seep to me, in this glass capsule,
Dulling and stilling.
But colourless. Colourless.


Questa poesia mi fa pensare alle medicine, ai colori, al cercare qualcosa che non si può raggiungere e al sentirsi paralizzati.
C'è una sorta di catena formata dalle parole, che si ripetono legando tutte le parti. Anche la struttura metrica fa pensare ad un'ossessione e ad un sentirsi costretti.

Al primo verso ad esempio vengono paragonati i papaveri a delle fiamme d'inferno.
Ecco che nel quarto verso è la poetessa che mette le mani tra le fiamme. Come una persona sotto effetto di oppio che perde la cognizione di quello che aveva visto prima e si trova tra le fiamme (among the flames) come se fosse tutto di nuovo ricominciato, e il corpo ripete, come un'eco: "Ci sono fiamme qui che non bruciano. Cosa saranno?"

Mentre il termine flicker nella forma flickering è ripetuto, quindi parallelismo terzo e sesto verso.
Il terzo parallelismo vistoso è il sangue (bloodied, bloody, bleed) che si attacca ad una serie di immagini suggestive, come le gonne, e la pelle di una bocca (che sanguina quasi fosse la metafora di una poesia tormentata, o in pericolo).
Il rosso è una costante in tutto il poema e si distingue ai nostri occhi attraverso le fiamme, la bocca insanguinata e le piccole gonne.
Per finire col significativo "But colourless. Colourless."
La poetessa vorrebbe toccare i papaveri, esalarne i fumi, berne il liquore. Vorrebbe sanguinare essa stessa, e raggiungere il fumo, o il guizzare dei fiori.
Ma non vorrebbe più vederne il colore.

Per ascoltare Coleman

http://www.m-base.org/sounds.html

...





Conseils à une parisienne (de Musset) + traduzione

Conseils à une parisienne
Oui, si j'étais femme, aimable et jolie,
Je voudrais, Julie,
faire comme vous;
Sans peur ni pitié, sans choix ni mystère,
à toute la terre
faire les yeux doux.

Je voudrais n'avoir de soucis au monde
Que ma taille ronde, mes chiffons chéris,
et de pied en cap être la poupée
la mieux équipée
de Rome à Paris.

Je voudrais garder pour toute science
Cette insouciance
Qui vous va si bien;
Joindre, comme vous, à l'étourderie
Cette rêverie
Qui ne pense à rien.

Je voudrais pour moi qu'il fût toujours fête,
et tourner la tête,
Aux plus orgueilleux;
être en même temps de glace et de flamme,
la haine dans l'âme,
l'amour dans les yeux.

Je détesterais, avant toute chose,
Ces vieux teints de rose
Qui font peur à voir.
Je rayonnerais, sous ma tresse brune,
Comme un clair de lune
En capuchon noir.

Car c'est si charmant et c'est si commode,
Ce masque à la mode,
Cet air de langueur!
Ah! Que la pâleur est d'un bel usage!
Jamais le visage
N'est trop loin du coeur.

Je voudrais encore avoir vos caprices,
vos soupirs novices,
Vos regards savants.
Je voudrais enfin, tant mon coeur vous aime,
être en tout vous-même...
Pour deux ou trois ans.

Il est un seul point, je vous le confesse,
Où votre sagesse
Me semble en défaut.
Vous n'osez pas être assez inhumaine.
Votre orgueil vous gêne;
Pourtant il en faut.

Je ne voudrais pas, à la contredanse,
Sans quelque prudence
Livrer mon bras nu;
Puis, au cotillon, laisser ma main blanche
Traîner sur la manche
du premier venu.

Si mon fin corset, si souple et si juste,
d'un bras trop robuste
se sentait serré,
J'aurais, je l'avoue, une peur mortelle
Qu'un bout de dentelle
n'en fût déchiré.

Chacun, en valsant, vient sur votre épaule
Réciter son rôle
D'amoureux transi;
Ma beauté, du moins, sinon ma pensée,
Serait offensée
D'être aimée ainsi.

Je ne voudrais pas, si j'étais Julie,
N'être que jolie
Avec ma beauté.
Jusqu'au bout des doigts je serais duchesse.
Comme ma richesse,
J'aurais ma fierté.

Voyez-vous, ma chère, au siècle où nous sommes,
La plupart des hommes
Sont très inconstants.
Sur deux amoureux pleins d'un zèle extrême,
La moitié vous aime
Pour passer le temps.

Quand on est coquette, il faut être sage.
L'oiseau de passage
Qui vole à plein coeur
Ne dort pas en l'air comme une hirondelle,
Et peut, d'un coup d'aile,
Briser une fleur.

(Alfred de Musset)


Consigli a una Parigina.

Sì, se fossi donna, amabile e graziosa,
Di fare come lei,
Julie, sarei desiderosa;
Né paura né pietà, né scelta né mistero
a tutto l'emisfero
Gli occhi dolci farei.

Non vorrei altri pensieri al mondo
che i miei bei nastri ed il mio ventre tondo.
E dalla testa ai piedi essere la pupa
La meglio agghindata da Roma a Paris.

Vorrei conservare come sola mia scienza
Quella incoscienza
che porta così bene;
Unire, come lei, alla vaghezza
questa sognevolezza
Che a niente pensa.

Vorrei per me che fosse sempre festa
e girare la testa
dai più orgogliosi;
Essere allo stesso tempo di ghiaccio e di fiamma
L'odio nell'anima,
l'amore negli occhi.

Detesterei sopra ogni cosa
quei vecchi tinti di rosa
Che fanno paura a vedersi.
Sarei raggiante sotto la mia treccia bruna
come un chiar di luna
col suo cappuccio nero.

Perché è così affascinante ed
è così comoda,
questa maschera alla moda,
Quest'aria di languore!
Ah, che bella utilità il pallore!
Il viso non è mai
troppo lontano dal cuore.

Vorrei ancora avere i suoi capricci
i suoi sospiri novizi
i suoi sguardi sapienti.
Vorrei, infine, tanto il mio cuore la ama
essere lei stessa in tutto
...per due o tre anni.

C'è un solo punto, lo confesso
in cui la sua saggezza mi sembra in difetto
Non osa essere abbastanza inumana
il suo orgoglio la imbarazza,
tuttavia ce ne vuole.

Non vorrei alla contraddanza
senza un po' di prudenza
concedere il mio braccio nudo.
Poi, al cotillon, lasciare la mia bianca
manina posarsi sulla manica
del primo venuto.

Se il mio corsetto sottile, così flessuoso e giusto,
da un braccio troppo robusto
venisse serrato,
avrei, lo confesso, una paura mortale
di un pezzetto di pizzo strappare.

Ciascuno, a passo di valzer
viene sulla sua spalla
a recitare il suo ruolo
di languido innamorato;
la mia bellezza, almeno
se non il mio pensiero,
sarebbe offesa
di essere amata così.

Non vorrei se fossi Julie
essere solo jolie con la mia beauté.
Dai piedi ai capelli sarei duchessa
e con la mia ricchezza
sarei più fier di te.

Vede, mia cara, nel secolo in cui siamo,
la maggioranza di uomini
è molto scostante.
Su due innamorati pieni di estremo zelo
la metà vi ama
per passare il tempo.

Quando si è ochetta, bisogna farsi saggia.
L'uccello di passaggio
Che vola dritto al cuore
non dorme per aria come una rondinella.
E può d'un colpo d'ala
frantumare un fiore.