Procedo nell'apprendimento delle lingue ma non è per niente facile, delle volte ti chiedi come sia nata quest'atmosfera di fucina (creativa o meno) in cui gente di paesi diversi insegnano ed apprendono gli uni dagli altri in una specie di drammatizzazione, o di patto tacito, per cui in quell'ora si pensa e si parla e si risponde in quella lingua.
è, in quel momento soltanto, un linguaggio segreto, con tutti i lussi che dà la segretezza.
Non so se vorrei anch'io partecipare a questa drammatizzazione dalla parte di chi insegna, di chi, essendo vissuto per tempo tot. in quel paese può considerarsi "bilingua", di chi sa le strutture grammaticali, le modalità e le tecniche di apprendimento (o almeno dovrebbe saperle).
Conservare il tuo ruolo di chi "insegna" pur sapendo che sei anche tu lì per imparare, imparare sempre di più, in modo più profondo, come direi io.
Così suona molto esaltante, eppure...Mi piacerebbe? Dovrei contare errore ogni sbaglio grammaticale senza premiare la grazia, la fantasia, la buona volontà, ma solo gli errori, quelli sottolineati.
Dovrei dare un voto, cosa di per sé che non mi sconcerta più molto, ma dentro di me gli amleti si vanno moltiplicando sempre.
Persona---numero
numero---media
media---persona
oppure
livello apprendimento lingue---numero
numero---media
media---?
Alla persona tuttavia si ritorna. Ma come, seguendo il secondo "grafico" (ovvero sputacchio di riflessioni mentali)?
Aiuto non ci capisco più niente.
Inoltre la convenzione obbligatoria con il consiglio di facoltà, con lo spazio dell'università, con i fondi statali e privati, e non so cos'altro, che palle.
Non non mi piacerebbe, alla fin fine.
Sono solo una sognatrice.
Tornando allo svincolo precedente: anche quando siamo in terra straniera, della quale abbiamo "imparato ad imparare" la lingua, stiamo fingendo. Stiamo facendo teatro. Dov'è finito il nostro pensiero? La stessa fine che fa quando lo permutiamo su carta.
Mammamia che parole, uso. Che bello, questo mistero.
lunedì 30 novembre 2009
sabato 10 ottobre 2009
Bisogna cadere dalle scale del pensiero per imparare a volere; anzi, per imparare a non volere ciò che non puoi avere. Se diventi non-tu, e dici di essere, avrai pochi interlocutori per le tue orecchie, non perché non ci saranno, ma perché non li vorrai sentire. Dunque la tua ascesi sarà un isolamento. Bisogna scivolare dalle foglie gonfie di pioggia, scorgerne la pesantezza mansueta, non peggiorare quando si dice "io" o "parlo".
Prendere atto che tutto è una sorta di anticamera che ti concede il tempo di addobbarti con i tuoi vestimenti (o vermi) teatrali. Ma il tempo è un guadagno?
Se accetterai il travestimento, come trasmettitore di una realtà, ci vivrai immerso saprai sorridere e piangerne, tollererai te stesso e dalla tua bocca usciranno sangue e rose.
Solo così accetterai il tradimento, chi ti tradirà sarà come te stesso che avrà scoperto un altro organo di te. Non ci sarà distanza tra te ed altri e quando sarai altri sarai gli altri in tutto e per tutto. Non più un orrendo osservatore esterno.
Prendere atto che tutto è una sorta di anticamera che ti concede il tempo di addobbarti con i tuoi vestimenti (o vermi) teatrali. Ma il tempo è un guadagno?
Se accetterai il travestimento, come trasmettitore di una realtà, ci vivrai immerso saprai sorridere e piangerne, tollererai te stesso e dalla tua bocca usciranno sangue e rose.
Solo così accetterai il tradimento, chi ti tradirà sarà come te stesso che avrà scoperto un altro organo di te. Non ci sarà distanza tra te ed altri e quando sarai altri sarai gli altri in tutto e per tutto. Non più un orrendo osservatore esterno.
martedì 18 agosto 2009
venerdì 31 luglio 2009
L'atto che non c'entra lo stesso

E' indubbio che ciò che ci influenza di più siano due eventi fisici: la nascita, la morte.
Gli altri eventi sono una ripetizione di questi ultimi due, come in uno scambio di sfere infuocate. Negli altri eventi ritroviamo nascite e morti, nostre, di altri.
Sapori nuovi e sepolture fresche ci circondano, e non possiamo che gridare di felicità e attoniti di queste scoperte. Scoperte saltuarie anche nell'arte, quando si manifesta nella notte qualcosa che è arte, e che noi sentiamo quasi fossimo di nuovo i protagonisti di attimi sconvolgenti. Un ricordo, un annusarsi, un s'amuser, in piena notte, e solo quando lo senti ti accorgi di essere stato nella notte prima. La notte oscura non è più così terribile e immensa, quando sai che l'hai affrontata.
La notte continua a cucinarci dopotutto, ed ancora mi ritrovo a scrivere, questo atto che tra gli atti sembra esistere, invece non c'entra lo stesso.
lunedì 27 luglio 2009
Hai raggiunto un sentiero della Fortuna. fa' sì che tu possa percorrerlo senza che altri lo facciano per te, mettici la tua fatata energia.
Cose piccole stanno in menti immense, e non temere.
Dare una particolare attenzione a una certa cosa fa la differenza.
La differenza è l'oro più prezioso.
Non giacere sulla sciempiaggine di tanti altri.
Se correre è l'unica cosa che si può fare, corri!
Il dubbio è dare amore.
Che cos'è una biblioteca di sogni che non si sono mai raccontati se non un dio, un dio potente?
Cose piccole stanno in menti immense, e non temere.
Dare una particolare attenzione a una certa cosa fa la differenza.
La differenza è l'oro più prezioso.
Non giacere sulla sciempiaggine di tanti altri.
Se correre è l'unica cosa che si può fare, corri!
Il dubbio è dare amore.
Che cos'è una biblioteca di sogni che non si sono mai raccontati se non un dio, un dio potente?
venerdì 19 giugno 2009
L'educazione delle scimmie

L’educazione delle scimmie
Personaggi:
Santo, una scimmia
Poldo, un padre di famiglia, proprietario di harem
Donne e bambini indistinti e numerosi
La cuoca
Una dottoressa – può essere la stessa attrice che interpreterà la cuoca
Entra la dottoressa e l’esemplare di uomo(scimmia) – poi l’attore che interpreterà Santo
I primati dal latino “primus”, il migliore, costituiscono un ordine di mammiferi Euteri comprendenti i Lemuri, le Scimmie e l’Uomo moderno. Escludendo l’uomo, che è una specie cosmopolita (l’attore prende con sé una valigia con adesivi di tutti i paesi del globo), oggi sono diffusi in America meridionale e centrale, Africa, Europa (Gibilterra), ed in Asia.
Tutti i primati, dall’Uistitì pigmeo al gorilla, hanno in comune le seguenti caratteristiche:
5 dita su ogni zampa (l’attore mima) con pollice opponibile e corte unghie per una presa salda su rami e cibo.
Una dentatura non specializzata, vale a dire una dieta onnivora. – L’attore prepara la tavola e presenta delle succulenti portate.
Visione a colori e binoculare, con gli occhi cioè rivolti in avanti, per visualizzare bene le distanze in maniera tridimensionale. - L’attore guarda il pubblico, fa smorfie, poi, non contento, va da qualche singolo spettatore, tra cui uno con gli occhiali, gli chiede gentilmente il paio di occhiali, lo indossa, si pavoneggia, ritorna sul palco.
Le specie del Vecchio Mondo tendono spesso a presentare dimorfismo sessuale- appare un’attrice femmina da dietro la schiena -, consistente di solito nelle maggiori dimensioni dei maschi. Questo dimorfismo potrebbe dipendere dal fatto che le scimmie del vecchio mondo tendono a costruirsi harem o a non formare coppie fisse, perciò solo i maschi più grossi e forti riescono a prevalere nella competizione sessuale. – Ingresso delle innumerevoli fanciulle, donne, bambine, qualche maschio ma pochi, installazione della scenografia.
Santo è una scimmia ben inserita nel clima familiare, se non ci fosse, i bambini non si divertirebbero a vestirla come uno di loro. I grandi la lasciano un po’ così a mo’ di giocattolo ma, francamente, quando entra Poldo, il padrone di casa, è assai orgoglioso che anche lei riconosca la sua autorità e gli venga incontro, piena di inchini e carezze, e che voglia attraversare con lui tutta la casupola per controllare che tutto sia in ordine.
Alle donne fa tenerezza, anche se non sanno se trattarlo come un neonato o come un loro marito, al quale assomiglia così tanto, non foss’altro che nell’indipendenza e la precisione con cui inghiotte pop-corn davanti alla televisione.
A Santo la televisione piace, anche se non ci capisce granché. Quando è offeso perché qualcuno lo prende in giro (dato che è vestito come una bamboletta) si aggrotta e si rattristisce, poi si arrampica cupo sopra un ramo in giardino, cercando di fare un po’ la scimmia.
Anche le scimmie si formano un harem, così a Santo non pare strano vivere con il signor Poldo, che di donne ne ha tante come ogni dito del piede e della mano, senza contare le figlie e le sorelle, che nella confusione sono un po’ come amanti.
Santo fa parte di una famiglia nobile, ma non reca con sé nobili effigi perché, pur trattato con tutte le cure, è pur sempre una scimmia, adottato sulla riva del fiume quando era molto piccolo.
Pur non essendo erede legittimo, Santo è però ben conscio del suo ruolo, ogni volta che Poldo è in casa non oserebbe mai entrare o uscire dalla finestra, ma dalla porta sì, come ben lui gli ha insegnato. Quando Poldo non c’è Santo esce dalla finestra.
La cuoca di casa, impregnata di radici contadine, fa un po’ di lagnanze a dover servire una scimmia, e quando è in sua presenza scuote spesso il capo, cosa che Santo non tarda ad imitare, ma bonariamente. I bambini ridono, la cuoca si irrita e ancora si chiede perché tengano una scimmia in casa. Non bastavano tutti questi bambini.
I corridoi pullulano di figli haremitici, i quali da grandi si faranno a loro volta un harem, il quale sarà popolato da altrettanti figli haremitici, l’ultimo dei quali non troverà altro da fare che la rivoluzione, con quel tripudio di nascituri e di esemplari di primati uomini.
Sasha, ultimogenita di Poldo, sogna che l’harem si trasformi in una foresta con le liane, dove tutti, trasformati in scimmia, fossero vestiti da bambola e camminassero in quel modo buffo poggiando le mani per terra.
Santo mangia pure con le mani, a lui non è imposto l’uso delle posate, nonostante che abbia anch’egli i suoi bei pollici opponibili. Per questo ironicamente è stato chiamato Santo, essendo un buon discepolo di Maometto. Coll’Islam Poldo simpatizzava, proprio per il fatto dell’harem. Della religione, quella, se ne infischiava.
La cuoca ha la foto di suo figlio sul comodino, suo figlio che è partito in guerra, ancora non se ne hanno notizie. La cuoca che è cattolica si chiede se Santo sia buono o cattivo, e se andrà all’inferno o no. Queste suggestioni le ispirano fiabe che terrorizzano i bambini ogni sera, sempre mette come protagonista Santo.
I bambini capiscono che nelle narrazioni c’è un certo piacere nel torturare la scimmia almeno con la fantasia, tacciono e si addormentano di colpo, cullati da tutta questa atrocità.
Santo ascolta tutto e guarda addormentarsi i bambini, il suo posto non è lì in mezzo ai giocattoli, guarda allontanarsi a passo obliquo verso l’orizzonte il treno sulla ferrovia, come un vecchio striscia sulle suole di polvere alla quale si attaccano i semi selvatici.
La casa di Santo è in un posto vasto ed immerso nel verde, per fortuna, contatti saltuari con gli altri animali ce ne sono, ma il suo posto non è nemmeno tra questi animali.
A volte guarda l’orizzonte come se avesse qualcosa in comune con quello che impensierisce i nostri poeti.
Ora gli scriviamo romanzi su, e opere teatrali, coraggio! Ci sembra facile entrare nel suo cervello, non contenti di spiare nel nostro. E di imporre al nostro sguardo quel che noi vogliamo sapere di noi stessi.
Ecco, suonano alla porta, dei passi felpati attraversano senza neanche farci caso il corridoio. La cuoca gira gli occhi al suo passaggio, poi riguarda dritto davanti a sé rassegnata, suo figlio non ritornerà dalla guerra. Il padrone di casa entra dal portone, Santo lo raggiunge, non essendo più sé né un altro, prende come tutti i giorni la mano del suo padrone e va a fare il suo giro di ispezione.
domenica 7 giugno 2009
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