lunedì 5 aprile 2010

Creuza de ma insomma quasi

Pura come una nocciolina, mi sento. Pura come una nocciolina.
Ero dentro il guscio, come le mandorle, ma le mandorle sono un po' sgualdrine...
Io invece dentro il guscio assomigliavo più ad una nocciolina, ero due, due parti nascoste da una veletta marrone. Vivo in mezzo a un campo dentro una capanna, ho fatto morire di dispiacere i miei genitori.
Perché non volevo studiare, regalavo i soldi che mi davano in mano, non ero fatta per pensare ad un futuro.
Perché non volevo un ragazzo, e nemmeno una ragazza, non volevo averne uno per loro. Perché non andavo a fare cose perché gli altri me lo dicevano.
Un giorno chiesi a mia madre: "Mamma perché ti ripari dalla pioggia?"
"La pioggia serve alla terra, non alla testa" rispose.
"Ma noi non siamo come la terra?"
Non andai da nessuna parte perché un amico vero non ce l'avevo, la famiglia mi aveva rinnegata, i manicomi li avevano chiusi insomma...L'unico posto adatto a contenermi era questa capanna.
Da lontano si vede il mare ma non come mare mare; come una linea, un po' sinuosa, su cui delle macchie di colore lasciano i loro pizzichi ogni tanto, e quando l'irritazione avanza in tutto l'organismo si fa largo un tramonto strepitoso.
Mi hanno umiliato perché non fumavo, perché non andavo a votare, perché non mi radevo, mi ricorda un po' la favola dell'orso bruno che si guarda allo specchio e dice: "forse ho i peli delle ascelle troppo lunghi" e si mette a raderseli.
Ora, cosa cambia in questo campo, come in me stessa, chi abbiamo al governo? Dei ladri o dei parassiti dei ladri?
Ora, potrei benissimo tosarmi periodicamente come si tosa il grano, ma non laverei via la minima parte di me stessa. Io con le miei insufficienze rimarrei sempre lì.
Mi sono sempre piaciute le invenzioni e i balli in maschera, perciò emergo qui da una finestrella a parlare con te, straniero, proprio perché sono imperfetta.
Emarginazione non è uguale libertà. Ti porta però molta povertà, in compenso.
La povertà è in omaggio ed io non invidio tutti i miei amici poveri come non invidio i miei amici ricchi.
Ora so che posso essere come loro e zappo la terra, porto i prodotti dal monte al mare e qualche volta dal mare al monte.
Ogni tanto c'è qualcuno che mi parla e che mi ascolta. E' così che vado avanti. Ma lei, signor straniero, non si lasci ingannare dai miei bei seni, dalle mie braccia forti e dal mio sguardo un po' così. Sarà colpa del mare. Da bravo, ritorni nella sua casa.

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