mercoledì 16 marzo 2011

L'assoluto con due forchette.

Ero all'ora in cui le lancette si baciano, in un bistro fumoso con il giornale in mano in una scena proprio céliniana.
Ero con Sybille, donna fragile e grande ascoltatrice di storie.
Lei non mi avrebbe mai parlato di razza tra un bicchiere ed un'articolo di giornale, come d'altronde io non sarei mai corsa ad arruolarmi in Place de Clichy. A pensarci bene non parlava molto, ed io giocavo con la mia quiche sbruciacchiata sul fondo.
Ero giovane, e non temevo le discussioni sconclusionate nelle quali anzi mi consideravo abile. Avrei potuto riempirne una dispensa, farne un menù.
La giornata ci portò a parlare dell'assoluto. Io non ci credo, mi affrettai subito a specificare, non posso, se l'assoluto ci fosse non ci sarebbe libertà.
Vedi, prendi questo piatto. Ci sono due forchette e un coltello. Ora, io sono l'assoluto, prendo il coltello, ecco. Taglio un pezzo di quiche. Tu hai solo la forchetta, non puoi tagliartene un pezzo, io posso, ecco. Vedi? E ne tagliai un pezzo per lei.
Dunque se ci fosse l'assoluto non ci sarebbe la libertà. Metto questo coltello qui, così entrambe possiamo giocare ad essere assoluto, ma per un momento solo. Poi il coltello si poggia e ricomincia la condivisione, la relatività, la relazione insomma.
I suoi occhi erano sereni e le sopracciglia si inarcarono leggermente, quando di soppiatto prese il pezzo più grosso della quiche con la mano e ne staccò un morso.
Quel morso, non lo scorderò mai. Ognuno è molto originale nelle sue follie, quindi perché non seguirsi come si segue piano piano un romanzo, riga dopo riga. Sybille era lei che diceva: ma perché continui a scrivere quel tuo blog? Conservati un po' di argomenti e segreti per i nostri bellissimi dialoghi.
Forse sognavo, ma credetti di vederla voltarsi ad osservare un'altra donna, la sigaretta volteggiante al ritmo della gonna, il sole che le faceva brillare gli occhi piccolini. Allora mi alzai, misi a posto la sedia e feci per andarmene. Ma le sue mani mi presero un pezzo di jeans, ci mettemmo a ridere e ritombai al mio posto, trepidante di possibilità in quel lunghissimo pomeriggio.

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